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Introduzione della Dott.ssa Tedeschi al Metodo Feuerstein
Alla scoperta di Organizzazione Punti
Intervento della Dott.ssa Maucioni e della Dott.ssa Tedeschi al convegno
"La fragilità umana prima, durante e dopo il coronavirus: aspetti sanitari, culturali e religiosi"
Intervento della Dott.ssa Tedeschi al 7° Convegno Donne e Religioni: Dialogo e confronto tra scienza, teologia e Istituzioni tenutosi tra il 19 e il 22 Maggio 2017 presso Palazzo Montecitorio
Video per gentile concessione di Marisa Patulli Trythall
Intervista alla Dott.ssa Masal Pas Bagdadi sul
Metodo Feuerstein
Intervento della Dott.ssa Maucioni al Convegno Fare la Differenza tenutosi tra il 06 e il 07 Settembre 2018 presso Palazzo Montecitorio
Video per gentile concessione di Marisa Patulli Trythall
Interviste

Intervista a Masal Pas Bagdadi in seguito alla scomparsa di Reuven Feuerstein - Giugno 2014

di Ambra Tedeschi 

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Ambra: Masal quando e come hai conosciuto Reuven Feuerstein? 

Masal: Io l'ho conosciuto nel 1950 senza sapere che lui fosse Feuerstein quando il mio maestro (ndr. Arie Eflall), uscito dal kibbutz Halumi, è andato a gestire insieme a Feuerstein un gruppo di ragazzi: un gruppo di giovani arrivati dall'Europa, usciti dai campi dai vari paesi e rimasti orfani senza genitori, senza famigliari. Li hanno raggruppati in questo villaggio che si chiamava Ramat Hadassah e Arieh Eflall e Feuerstein hanno cominciato ad occuparsi di questi ragazzi molto sbandati, arrabbiati, aggressivi che avevano perso tutta la loro famiglia.

La difficoltà di gestire questi ragazzi era veramente enorme. Quello che mi ricordo io, che nel 1950 avevo solo 12 anni, è che quando andavo a trovarli nel week end c'erano molti problemi quando i ragazzi si ritrovavano a mensa per mangiare. Spesso litigavano e c'era molta violenza ma soprattutto nessuno parlava l'ebraico. Ho sentito un sacco di lingue diverse: dal tedesco al polacco all’arabo e lingue di tanti paesi europei. Questi due personaggi che avevano tra i 30 e i 35 anni hanno cercato di inventare qualcosa di nuovo per amalgamare questi ragazzi come prima cosa e soprattutto per insegnargli l'ebraico in modo che riuscissero poi ad integrarsi velocemente in Israele.

Solo per caso e molti anni dopo ho scoperto per caso di averlo incontrato, quando mi diedero un premio per un libro che ho scritto sulla guerra "Mi hanno ucciso le fiabe". Durante questo convegno a Venezia, accanto a me c'era seduto il vecchio Sig. Feuerstein così ho cominciato a parlare in ebraico e gli ho chiesto dove avesse lavorato molti anni fa e lui mi ha risposto “a Ramat Hadassa” e io "ti ho visto lì allora".

Solo che non lo riconoscevo e così abbiamo cominciato a scambiarci un po' di idee. Siccome io sono una che un pochino si inventa i metodi di lavoro, ho scoperto che, in realtà, quando si iniziano ad affrontare problemi molto difficili nell'educazione e nell'insegnamento, si va per tentativi: si prova in un modo, poi in un altro. Penso che Arieh e Feuerstein abbiano provato con questi ragazzi, tanti modi di fare sia a livello educativo che a livello dell'apprendimento per far sì che si integrassero velocemente in Israele. L'idea era quella che tutti i profughi che arrivavano in Israele dopo la guerra, si riuscissero ad integrare in breve tempo per diventare cittadini di questo paese. Anche se questi ragazzi erano molto giovani venivano mandati nei vari kibbutzim, come gruppi giovanili, dove lavoravano mezza giornata e l'altra mezza continuavano a studiare. Quello che ho capito durante l’incontro con Feuerstein a Venezia è che in realtà uno si butta nella sperimentazione e poi, negli anni successivi, forma un metodo, come ha fatto Feuerstein. Dopo anni di esperienza e di esperimenti lui è riuscito a strutturare la sua esperienza, così straordinaria, in una forma, in un Metodo. È così che il Metodo Feuerstein è diventato un metodo utile per le diverse situazioni di apprendimento, di valutazione dell’apprendimento e per riuscire a tirar fuori dalle persone ciò che di meglio hanno dentro. Quest'idea è straordinaria, in fondo noi abbiamo un compito come educatori e psicologi di aiutare le persone a tirar fuori il meglio di sé nel modo più semplice possibile.

Approfitto un po' per raccontare perché lavoro con i bambini come psicologa, come pedagogista e come educatrice da più di cinquantatré anni. Ho scritto questo libro "Ho sentito il tuo cuore che batte" perché anche io ho capito, dopo tanti anni, che quello che facevo in modo scientifico e spontaneo doveva essere codificato in un metodo ed ecco che in questo libro ho tirato fuori il Metodo del Contenimento, che parte dal contenimento semplice del corpo per arrivare al contenimento mentale e via dicendo.

I personaggi tipo Feuerstein, che hanno lavorato e hanno avuto il coraggio anche di sperimentare cose nuove e fuori dal comune, hanno dato la possibilità con il tempo di codificare una cosa che potrebbe andare bene sia per i grandi sia per i piccoli. Il Metodo Feuerstein infatti può andare benissimo anche per l'apprendimento nelle persone adulte e questo secondo me è straordinario. La non paura di rischiare, togliendo tutti i ganci che ti impediscono di sperimentare perché sei ancorato ad un'idea prestabilita,

questo mi accomuna molto con Reuven Feuerstein che ho veramente visto come un "vecchio" bellissimo con questa luce che si sprigionava dalla sua faccia e dalla sua persona e che è un po' delle persone che hanno vissuto per davvero e che non hanno sprecato la loro vita ma hanno saputo anche renderla utile per tutti è quello che cerco di fare anche io. Durante quel convegno ho scoperto che il Metodo Feuerstein lo insegnano in Indonesia, Malesia e oltre che in Europa, in America ed è utile per tutti. Il compito di chi riesce a far qualcosa di buono, penso, deve essere buono per tutta l'umanità. Questa è la grandiosità di questa persona che ha saputo espandere in modo positivo non prepotente, non prevaricatore. Anzi il Metodo Feuerstein proprio non è prevaricatore e fa dell'umanità ciò che accomuna l'umanità. Penso che in questo momento sia così importante che non si debbano fare delle scissioni e penso che quello che ha fatto sia straordinario e, nel mio piccolo, sarà ciò che cercherò di fare.

A: La persona di cui hai parlato ha continuato ad avere rapporti con Feuerstein, anche lui ha continuato nel corso della sua vita, a lavorare in campo pedagogico?

M: Mio padre, Arieh Eflall insegnante comune, ha lavorato fino alla pensione in campo educativo, lui e Feuerstein hanno scritto molti testi nuovi insieme e poi Arieh, ha continuato la carriera al Ministero dell'educazione. Per questo motivo questi pionieri dell'educazione in Israele, luogo in cui bisognava inventare tutto, hanno continuato per due strade diverse: Feuerstein ha avviato la sua metodologia, Arieh ha continuato a lavorare al Ministero dell'educazione proponendo i suoi programmi innovativi sempre occupandosi dei più disagiati. Noi sappiamo che in Israele c'è sempre gente che arriva da tutte le parti del mondo e per questo c'è la necessità continua di inventare strumenti nuovi per facilitare l'integrazione.

A: Masal tu sei una grande lettrice, hai letto sicuramente il libro "Non accettarmi come sono " di Feuerstein

M: Ho comprato questo libro durante una vacanza estiva in Sardegna e quando l'ho visto ho detto questo è il libro per me e mentre lo leggevo ho capito che, più di tutta la storia, è soprattutto il titolo che mi ha colpito tantissimo. Cosa ci vuole dire? In realtà questa è l'essenza sia del lavoro di chi si occupa dei bambini che hanno problemi sia degli adulti che hanno problemi di accettazione.  Penso sia il primo passo per mettersi in comunicazione con l'altro. Mi viene in mente nel frattempo mi sono occupata di vari ragazzi e tra questi un ragazzo che aveva delle disabilità e, dopo anni di terapia, gli ho chiesto “ma tu come stai adesso?” e lui mi ha risposto “sto benissimo, mi sento bello, ho un lavoro e ho una casa”.  La frase di questo ragazzo mi ha fatto capire che per davvero io ho fatto tutto quello che ho potuto per lui e penso che il motto di Feuerstein è anche il mio motto. Io mi identifico in tantissime cose che ha fatto lui, non naturalmente nella sua grandezza, ma nel contenuto.  a livello umano penso che sia una cosa straordinaria: noi dobbiamo “accettare” le persone per quello che sono e poi dobbiamo aiutarle a modificarsi insegnandogli ad essere indipendenti, a tirar fuori le potenzialità che hanno. Si può fare. Ecco perché il titolo mi ha colpito moltissimo, è molto rivoluzionario. Noi non dobbiamo fermarci di fronte alle difficoltà che incontriamo, per questo dobbiamo andare oltre. Poi l'incontro a Venezia ha veramente messo la ciliegina sulla torta: un adorabile vecchietto, un uomo adorabile e tollerante, sono veramente contenta di quel l'incontro. Sono anche contenta di quest'intervista, un'opportunità per passare alla gente queste esperienze.

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